I big esteri del mattone puntano 1,5 miliardi sugli asset italiani


Un mese di luglio effervescente e un agosto che vede ancora in chiusura molte operazioni. Sembra che i manager del real estate debbano rinviare le vacanze perché in questo inizio di terzo quarter il mercato immobiliare ha registrato volumi di investimento di circa 1,5 miliardi di euro in meno di cinque settimane. Nel 2017 e nel 2018 il terzo trimestre ha registrato 1,6 miliardi di volumi.

Molte le acquisizioni da parte di gruppi internazionali, operazioni che in alcuni casi sottolineano la volontà di restare in maniera radicata nel nostro Paesi.

È il caso del deal chiuso da Goldman Sachs in relazione a tre immobili del fondo Anastasia di Prelios Sgr e ora passati in un nuovo fondo, Cristoforo, sempre gestito da Prelios Sgr e partecipato indirettamente da Goldman Sachs. Si tratta di un portafoglio immobiliare di oltre 250 milioni di euro composto da tre immobili a uso uffici situati a Roma e Milano. Gli immobili di Roma si trovano in via Di Dono e via Cristoforo Colombo e sono affittati rispettivamente a un importante organismo internazionale facente parte delle Nazioni Unite e a uno dei principali gruppi editoriali italiani. L’immobile di Milano altro non è che la sede di Rcs Mediagroup in via Rizzoli. Goldman Sachs, che al momento ha messo in vendita alcuni immobili a uso ufficio in corso Vittorio Emanuele, ha acquistato quindi asset core da tenere a reddito.

Qualche giorno fa si è chiusa anche la gara per il Palazzo dell’Informazione di piazza Cavour a Milano. Il palazzo, parte del portafoglio del fondo Atlantic 1 gestito da Dea Capital Real Estate Sgr (con azionista Blackstone con quasi il 40%) è stato ceduto per il contorvalore di 175 milioni di euro alla famiglia Rovati. La stipula del contratto definitivo di compravendita è prevista entro la fine del 2019.

«Il momento di eccitazione del mercato è dovuto alla combinazione di diversi fattori – dice Carlo Vanini, head of capital market in Italia di Cushman & Wakefield -. In primis c’è la percezione che siamo comunque alla fine di un ciclo. Inoltre alcuni investitori value add, entrati sul mercato 3/5 anni fa sono arrivati all’exit period del business plan e stanno approfittando dell’abbondante liquidità per valorizzare al meglio gli asset». Analizzando in dettaglio i settori si vede che a Milano la parte uffici è in fortissima crescita, mentre l’hospitality cresce in tutto il Paese. «È in forte sofferenza il prodotto secondario soprattutto quando si parla di location – dice Vanini -, qui la combinazione di alte aspettative e scarsa domanda rende il segmento fermo, anche a Milano».

Source: Il Sole 24 Ore